Alle ore 16.30 dell'11/7/2005 arriva una mail da Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. :
Egregi clienti della banca UniCredit Banca via Internet Imprese, Vi informiamo che in relazione al sovraccarico del nostro generale server http://www.unicreditbanca.it la nostra zona tecnice e allargata con l'aggiunta di nuovo server attualmente nella fase di test. L'indirizzo fisso del nuovo web server del servizio online banking - www.unicreditsbanca.com
Tutti i clienti devono essere soggetti alla procedura obbligatoria d'autenticazione al nuovo server per far transferire i Vostri dati d'utente con successo alla base dei dati del nuovo piu protetto server del servizio online banking.
1. Aprite la web pagina http://www.unicreditsbanca.com
2. Entrate nel Vostro conto ondine usando la combinazione Codice i Pin.
3. Per evitare la perdita dei Vostri dati personali e per la protezione contro assalti di "Phishing" si prega di sempre chiudere la finestra del Vostro Internet Browser al termine di lavori con la banca ondine.
Distinti saluti, il servizio d'assistenza tecnica della banca ondine UniCredit.
La prima cosa che insospettisce è la presenza di clamorosi errori ortografici, che non sono tipici di una grossa
realtà dove le mail vengono passate al vaglio del reparto comunicazione; abbiamo la "banca ondine", la
"zona tecnice" che si "allarga"... un server in fase di test che viene reso disponibile (da quando un server
in test è sicuro, soprattutto per operazioni bancarie?) per poter "transferire i Vostri dati d'utente con successo
alla base dei dati del nuovo piu protetto server". Bah.
Si capisce già benissimo che è un tentativo di truffa ma tanto vale approfondire la proprietà del dominio:
::Administrative Contact::
Name : Foundation Men On Line
Email :
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Address : AMSTERDAM, NH 1070 HE
Zipcode : PO Box 76613
Nation : NL
Tel : +31206791556
Fax : +31206627572
Il sito però appare in tutto il suo splendore originale come da immagine:

Se si inseriscono dei dati, io ho ovviamente inserito dati "finti", si
viene in effetti rediretti al sito in HTTPS dell'home
banking e presumo che, nel caso in cui si acceda ad un conto esistente,
funzioni anche tutto correttamente. Controllando il codice html
si viene a scoprire che il form di inserimento dei dati del conto punta
prima ad un file script.php che probabilmente
memorizza i dati immessi in un archivio per poi redirigere verso l'home banking... ingegnoso ed efficace!
Ora però le note dolenti: per prima cosa, segnalata la truffa a più
testate giornalistiche (Ansa a parte, che ha un bel mail server
Exchange
che dice che gli indirizzi pubblicati nella pagina "contatti" non
esistono) e informata la guardia di finanza & polizia postale
nessuna fonte
di informazione (a parte punto-informatico,
ma non fa testo
perchè testata online informatica con un bacino di utenza meno a
rischio) si è degnata di mettere in guardia le possibili vittime.
La seconda colpa va a Unicredit: ha tutti i mezzi, e il banner sotto
riportato che campeggia nella pagina dell'homebanking dal 13/7/2005 ore
8:00
ne è la prova, per discernere tra un accesso fatto tramite il sito
reale e un qualsiasi altro sito che mette in atto questa truffa. Questo
mezzo è il
referrer: è una tecnica non affidabile al 100% (un buon truffatore può
aggirarla) ma permette al sito chiamato di sapere da dove viene
l'utente, qual'è la pagina che lo ha fatto arrivare fino a li; in
questo caso Unicredit ha da sempre avuto la possibilità di sapere
se l'utente proveniva dal sito ufficiale o un qualsiasi altro sito e
quindi poteva presentare questo banner (mancante da sempre) in caso
di provenienza sospetta, eventualmente bloccando preventivamente il
conto come a già fatto in occasioni simili quali una truffa sui loro
Bancomat (tre mesi prima, a Genova).

Alle 19:00 del 13/7/2005 è comunque offline il sito incriminato, ora
campeggia una pagina di errore ma probabilmente, per un paio di giorni,
il truffatore è riuscito a farla franca grazie alla scarsa
comunicazione e l'incapacità di chi ha realizzato l'home banking di
Unicredit.