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Copia Conforme

Sabato 11 Dicembre 2010 11:49

In controtendenza con i precedenti film analizzati, quest'oggi ci occupiamo di una pellicola meno adatta ai multisala per tutta la famiglia e probabilmente anche poco proiettato in Italia; stiamo parlando di Copia Conforme, un'opera di un registra iraniano e dal cast multiculturale in cui spicca Juliette Binoche, premiata con merito per l'interpretazione come miglior attrice femminile a Cannes 2010. Il film è completamente ambientato e girato nelle campagne toscane attorno a Lucignano.

Il film racconta l'incontro tra uno studioso d'arte inglese, James, che presenta in Italia il suo libro Copia Conforme dove analizza il rapporto tra origianale e copia nell'arte, e la gallerista francese Elle impiegata ora in un negozio di antiquariato della zona, oltre che madre apprensiva di un figlio in fase pre-adolescenziale.

Il giorno successivo alla presentazione Elle invita James a passare la giornata a spasso per le campagna toscane, in particolare appunto a Lucignano, località nota per essere meta di molti matrimoni; nel film è anche noto per ospitare la Musa Polimnia (in realtà esposta al Maec di Cortona), famosa per essere stata ritenuta a lungo opera dell'antichità romana, e che anche dopo essere stata scoperta come "copia" di un originale scoperto ad Ercolano, ha continuato ad essere stimata e apprezzata come probabilmente non sarebbe stata mai. Da qui una disquisizione su cosa è copia e cosa è originale, sul fatto che anche le opere ritenute originali alla fine sono copie della realtà che hanno immortalato.

Il film, fino a questo momento abbastanza chiaro nei ruoli, si confonde: durante la sosta in un bar per un caffè i due vengono scambiati per una coppia di coniugi in visita alla città e da quel momento i dialoghi, il rapporto, cambia. Si consuma un dialogo, una serie di schermaglie, proprie di una coppia in crisi da anni, all'anniversario del quindicesimo anno di matrimonio. Se all'inizio sembra una finzione, pura recitazione di un ruolo da parte dei due personaggi, man mano che si va avanti la cosa diventa meno chiara e sembra che i due stiano effettivamente cercando di affrontare, o meglio rinfacciarsi, i motivi del fallimento del loro matrimonio; insomma al termine del film ci si chiede se si trattava veramente di due sconosciuti o se fosse invece l'incontro tra marito e moglie. Una frase del figlio ad inizio film "perché non gli hai voluto dire il mio cognome" mette ancora più in discussione il reale rapporto tra i due.

Tra le chicce del film, oltre alla interpretazione della Binoche, anche l'analisi tra marito e moglie da parte della barista di Lucignano e la teoria di cos'è copia e cos'è originale di James.

Microsoft e Google battono Range

Giovedì 09 Settembre 2010 22:19

Ci sono sfide che è meglio non vincere, ma anche sfide che sono ridicole per la differente dimensione dei partecipanti. Una di queste sfide è la continuità di servizio, cioè per semplificare il rapporto tra la disponibilità e indisponibilità di un dato servizio, in questo caso la posta elettronica.L'utente medio ha una percezione abbastanza semplice della questione: "funziona sempre", oppure "non va mai"; l'utente infatti non ha mezze misure, anzi non ha proprio misure e tende ad estremizzare. L'utente tende inoltre ad avere una memoria storica che nei casi più rari, e con rari intendo precisi e meticolosi, arriva a ricordare cosa ha mangiato due sere prima.

Il sistemista invece ha un libro nero dove appunta qualsiasi problema, che si tratti del sistema di posta che non va o del tostapane che ha non reso croccanti le fette di pane. Se poi non ha il tostapane ma ne vorrebbe uno, consulta tutti i giorni i siti specializzati e stila una classifica. Dove appunta questa classifica? No, non nel libro nero, ma in quello rosso.

Tornando a noi uno dei servizi a cui l'utente medio è più sensibile è la posta elettronica, ancora di più nella fascia oraria lavorativa, si perché durante quella extralavorativa o non gli interessa o comunque a non andare è il Blackberry,  l'IPhone o il palmare di turno, trappole di cui è meglio non fidarsi. Se succede fuori dall'orario lavorativo quasi mai l'utente imputa il problema al fornitore, ma gridando al complotto pensa male del proprio operatore telefonico o di quella merda di cellulare, guardando in vetrina il modello che si vorrebbe comprare.

Sono utente Google Mail, più che altro per usufruire e analizzare i loro servizi integrati e da qualche tempo anche utente indiretto dei servizi di Microsoft Online, per gli amici BPOS. Una ammucchiata di server Exchange sparsi per il globo e configurati da chi quel software del demonio l'ha fatto, quindi di indubbia affidabilità. Senza scendere nei particolari diciamo che sono talmente affidabili che Microsoft, infischiandosene delle regole della grande rete, ha deliberatamente omesso qualsiasi server di backup.

Tutto il panegirico per dire che Range, il mio provider di fiducia, su base annuale è rimasta indisponibile per un'ora. Un'ora su 365 giorni, un'ora su  8760 ore in un anno, un totale del 99,989% di uptime, un'ora di indisponibilità il 30 di dicembre mi pare, alle 19, dopo che il 27 era esploso il primo server del cluster di backend ed il 30, infastidito dalla noia, ha deciso di esplodere anche il secondario. Un'ora in cui è stata avviata la procedura di restore di tutto e si è tornati online. Non si tratta di una percentuale di disponibilità altissima, ci sono aziende che pretendono anche il 99,999% ad esempio, detto anche il five nines.

Ora veniamo alla concorrenza, anche se chiamarla concorrenza è inesatto. Range non è raffrontabile con BPOS o Google per numero di clienti è ovvio, quindi anche di carico; ma è anche vero il contrario, Google o Microsoft non sono raffrontabili con Range per quantità di risorse, intese come server, persone e soldi, messi a disposizione allo scopo. 

La concorrenza, su base annua, ha totalizzato ben più di un'ora di disservizio; tutti ricordiamo il blocco globale di Google per un paio d'ore nella sola fine anno del 2009 e BPOS da quando la conosco ha realizzato almeno 40 minuti filati di buio, a cui si aggiungono notizie (intese come articoli che riportano con precisione il disservizio) di un down ancora più prolungato tre mesi fa. Anzi a dire il vero mentre Google si è più o meno stabilizzata, gli analisti dicono che da quando Microsoft ha presentato il servizio i segni di cedimento si sono fatti abbastanza regolari.

Come detto le realtà non sono raffrontabili e sicuramente le due società impareranno dai propri errori, ma ad oggi il loro grado di affidabilità è inferiore ad un medio provider italiano, alla faccia del nome e delle rassicurazioni commerciali.

La lunga strada delle fotografie

Martedì 27 Luglio 2010 09:52

Con questo articolo cerco di rispondere a chi chiede come mai ci voglia così tanto tempo per pubblicare una ventina di fotografie di un evento, concerto o visita. Ebbene, dietro questa manciata di fotografie e due righe di articolo c'è un lungo lavoro di preparazione. Per prima cosa le fotografie di un concerto o di una visita come quella al museo della memoria o la LVCup sono circa un centinaio, a volte anche di più.

La tecnologia digitale infatti permette di produrre tanto a basso costo e quindi non si centellina più sugli scatti come ai tempi della pellicola. Li 24 o 36 scatti erano preziosi, in alcuni casi le attività di cambio rullino erano anche abbastanza laboriose e quindi ci si trovava ad amministrare bene i colpi a disposizione. C'era poi un effetto curioso, almeno con la mia macchina fotografica refrex e relativi rullini 35mm a caricamento manuale, dovuto al fatto che quando mettevi il rullino non sapevi mai se aveva fatto sufficienti giri (il contascatti era sulla macchinetta e tarato sui giri della ruota di trascinamento del rullino), quindi le prime due foto le facevi a vuoto, a soggetti non necessariamente interessanti, perché non sapevi se sarebbero venute ma nel contempo non valeva la pena far girare la pellicola a vuoto con il tappo. Di contro verso la fine non sapevi mai se quella che andavi a fare era l'ultima fotografia, perché a volte si arrivata a due o tre scatti oltre il limite dichiarato; inoltre, se il rullino era dentro la macchinetta dall'ultima volta, non sapevi nemmeno se avevi caricato un 24 o un 36 e se avevi regolato gli ISO correttamente.

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quel modem non è nostro!

Sabato 01 Febbraio 2003 02:00

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