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La lunga strada delle fotografie

Martedì 27 Luglio 2010 08:52

Con questo articolo cerco di rispondere a chi chiede come mai ci voglia così tanto tempo per pubblicare una ventina di fotografie di un evento, concerto o visita. Ebbene, dietro questa manciata di fotografie e due righe di articolo c'è un lungo lavoro di preparazione. Per prima cosa le fotografie di un concerto o di una visita come quella al museo della memoria o la LVCup sono circa un centinaio, a volte anche di più.

La tecnologia digitale infatti permette di produrre tanto a basso costo e quindi non si centellina più sugli scatti come ai tempi della pellicola. Li 24 o 36 scatti erano preziosi, in alcuni casi le attività di cambio rullino erano anche abbastanza laboriose e quindi ci si trovava ad amministrare bene i colpi a disposizione. C'era poi un effetto curioso, almeno con la mia macchina fotografica refrex e relativi rullini 35mm a caricamento manuale, dovuto al fatto che quando mettevi il rullino non sapevi mai se aveva fatto sufficienti giri (il contascatti era sulla macchinetta e tarato sui giri della ruota di trascinamento del rullino), quindi le prime due foto le facevi a vuoto, a soggetti non necessariamente interessanti, perché non sapevi se sarebbero venute ma nel contempo non valeva la pena far girare la pellicola a vuoto con il tappo. Di contro verso la fine non sapevi mai se quella che andavi a fare era l'ultima fotografia, perché a volte si arrivata a due o tre scatti oltre il limite dichiarato; inoltre, se il rullino era dentro la macchinetta dall'ultima volta, non sapevi nemmeno se avevi caricato un 24 o un 36 e se avevi regolato gli ISO correttamente.

Il digitale genera abbondanza, senza necessariamente introdurre qualità. Se da una parte si è per fortuna perso il rito dello sviluppo e successiva scannerizzazione (con caricatori automatici, da negativo ma praticamente mai da PhotoCD), dall'altra si è guadagnata la possibilità di inseire informazioni aggiuntive dentro la fotografia; il file JPEG infatti contiene un po' di informazioni che prendono il nome di EXIF.

Apriti cielo! La macchina fotografica, non avendo nulla di meglio da fare, inserisce informazioni su marca, modello, obbiettivo e dati di scatto quali l'apertura, l'esposizione e la presenza di flash. A queste informazioni si possono aggiungere informazioni come il titolo, visualizzato nelle gallerie fotografiche di questo sito e informazioni geografiche, sia in termini di coordinate GPS che in di informazioni toponomastiche. Per questo motivo, durante le uscite con macchina fotografica, mi porto sempre dietro il GPS della Sony, nell'attesa di una nuova macchina con GPS integrato.

Proprio perché il GPS è esterno alla macchinetta, la prima attività da fare è quella di geotaggare le fotografie, cioè unire le informazioni già presenti in ciascuna foto con quelle provenienti dal GPS; quest'ultimo genera un file nel formato standard NMEA e questo permette a qualsiasi software compatibile di poterlo interpretare. Qui la scelta può ritenersi ampia, io uso RoboGEO ma il costo è diventato proibitivo, ma esistono anche strumenti gratuiti come GeoSetter oppure il Microsoft Pro Photo Tools 2. Non ho provato, su questi ultimi due, l'importazione di un file NMEA ma immagino funzionino.

La comodità di RoboGEO è la possibilità non solo di importare il file e applicare le coordinate sulle fotografie, ovviamente partendo dal presupposto che l'orario del GPS e della macchina fotografia siano il medesimo, ma anche quello di applicare correzioni in maniera semplice. E' possibile infatti utilizzare Google Earth per visualizzare il punto in cui si presume sia stata fatta la foto, quindi è molto facile correggere la rilevazione avendo una comoda visione dei luoghi; la correzione può essere sempre necessaria a causa di una differenza di orario tra fotografia e GPS, una foto scattata al coperto o un errato orientamento. GeoSetter permetterebbe la stessa cosa a partire da Google Maps, ma non mi voglio complicare la vita cambiando nuovamente software, anche perché RoboGEO è sufficientemente configurabile da convincerlo a configurare i Copyright e la sovrascrittura delle immagini originali senza ricompressione.

RoboGEO ha però un grande difetto: è lentissimo. La velocità di caricamento delle fotografie nella griglia (le foto vengono tutte precaricate, si elaborano e poi solo alla fine si salvano tutte assieme) è proporzionale alla dimensione nonostante i dati EXIF siano sempre nello stesso posto e siano pochissimi. Succede quindi che per 300 fotografie sia necessario attendere una decina di minuti di caricamento. Tutte le altre operazioni, comprensa l'importazione da GPS, sono invece rapide e diventa invece di nuovo lentissimo il salvataggio dei file perché per ciascuno viene prima creato un file temporaneo e poi viene sovrascritto l'originale. Sempre con RoboGEO sarebbe possibile configurare il titolo delle immagini, ma la piccola preview offerta non permette spesso di capire di cosa si tratti e quindi preferisco passare al programma successivo, Microsoft Pro Tools 2. Inoltre basta premere per sbaglio DEL nel momento meno opportuno per far sparire dalla lista la fotografia, mentre l'intenzione era di cancellare il titolo appena creato.

Il caricamento in questo caso è leggermente più rapido, l'attività è sempre divisa tra acquisizione delle informazioni, elaborazione e poi salvataggio massivo. Il tool permette, selezionando tutte le immagini, di configurare descrizioni comuni oppure effettuare la popolazione dei dati toponomastici. A partire dalle coordinate GPS, precedentemente importate e corrette con RoboGEO, è possibile per il tool di Microsoft popolare campi EXIF come Città, Stato, Via consultando automaticamente i servizi cartografici proprietari. Le thumbnail sono più grandi, è più facile quindi determinare il titolo.

Terminata questa attività si seleziona una lista di fotografie interessanti da pubblicare, di solito un 10% del totale. Queste fotografie per sicurezza vengono copiate in un altro percorso temporaneo e finalmente ridotte di dimensioni e corrette dal punto di vista del bilanciamento del bianco, orientamento (non solo per eventuali fotografie verticali, ma anche per correggerne l'asse), esposizione, eventuale zoom. Tempo fa utilizzavo un programma piuttosto furbo di ridimensionamento massivo ma... questo non riportava gli header EXIF nell'immagine ridimensionata, rendendo vano al fine della pubblicazione tutto il lavoro fatto fin'ora. Per questo motivo mi sono convertito ad Arcsoft PhotoStudio Darkroom 2, in verità acquistato perché venduto in bundle a Panorama Maker, in grado sia di applicare semplici correttivi, sia di ridimensionare e salvare in maniera batch tutte le fotografie prese in esame.

A questo punto, una volta convertiti i nomi di file in minuscolo per alcune limitazioni del software di galleria fotografica di Joomla, le fotografie sono finalmente pronte per la pubblicazione. Spero quindi di aver risposto alle domande sui tempi e aver dato utili suggerimenti a chiunque voglia cimentarsi in quest'attività con questo livello di dettaglio.

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