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VMworld Europe 2008

Sabato 01 Marzo 2008 18:33

Sono tornato da un giorno dal VMworld Europe 2008 e differentemente da quanto mi ero ripromesso di fare non sono riuscito a pubblicare giornalmente un reportage della giornata; questo perché le sessioni erano sufficientemente intense, il tempo a disposizione tra il termine delle sessioni pomeridiane e la cena o gli incontri previsti per la sera era veramente poco.

Prima di buttarvi a capofitto nella lettura dell'articolo, un po' lunghetto ed a tratti tecnico,  ecco i link alle fotogrefie ed al video che ho preparato:

  • Il video
  • Le fotografie del VMworld
  • Le fotografie della serata VMworld Europe 2008 Party
  • Think Green, il rispetto dell'ambiente secondo il VMworld Europe 2008

Il primo risultato della trasferta francese è l'acquisto di quanto illustato a lato e cioè un tappeto da pavimento da collegare alla console di gioco (avevo previsto l'acquisto di una Wii, ma ho scoperto che gioco e tappeto esistono anche per XBOX) per giocare a Dance Dance Revolution e soci. Il gioco altro non è che l'ispirazione del programma TV Baila di Enrico Papi, nonché un noto gioco da sala giochi. In pratica a tempo di musica a video appaiono le indicazioni su una o più frecce da premere (avanti, indietro, destra o sinistra), ovviamente con i piedi. E' un gioco che ovviamente necessita di questo hardware aggiuntivo visto che con il joypad (sempre che sia possibile, se si ha un joypad a pulsanti e non a croce) tutto il divertimento e la difficoltà vengono meno. L'acquisto si è reso necessario dopo che, alla festa evento organizzata per il secondo giorno del VMworld Europe 2008 Party (Mercoledì) sono stato indebitamente battuto da una delegata di qualche paese del nord europa in una sfida a tre brani. Ho notato però come questo giochino rappresenti un buon esercizio fisico, utile vista la mia vita lavorativa piuttosto sedentaria.

Tornando a VMworld, le sessioni (dalle più tecniche alle più commerciali) di un'ora ciascuna erano parecchie e sempre una decina in contemporanea, in altrettante sale del palazzo del Festival e dei Congressi di Cannes, per poter tenere impegnati i quasi 4000 partecipanti. Questo non ha permesso a nessuno di seguirle tutte, ma mi sono impegnato per serguire comunque tutte le sessioni possibili. Da un paio sono scappato quasi immediatamente, una volta capito che non faceva per me e che la capacità di mantenerci svegli da parte dell'oratore era minima; addirittura durante una sessione pomeridiana (From Up to Running - VMware VI3 Site Failover Technical Deep Dive) un partecipante non solo si è addormentato, ma ha cominciato anche a russare pesantemente.

In quei casi ne ho approfittato per visitare il Solution Exchange al piano -1, in cui era possibile incontrare tutti i principali partner di VMware e le società che producono software aggiuntivo con cui estendere le funzionalità del prodotto principale, Virtual Infrastructure 3. Erano stato allestiti laboratori pratici per fare esperienza con particolari soluzioni, come ad esempio Site Recovery Manager.

Il prodotto, ancora in fase di profonda Beta, come molte altre soluzioni VMware tende a rendere estremamente semplice un compito così complesso come il disaster recovery. Il programma infatti, una volta virtualizzato tutto il proprio ambiente sotto VI3 e allestito un sito di disaster recovery (con relativo storage in replicazione in tempo reale, sia chiaro), permette di configurare in meno di una giornata un intero piano di disaster recovery. Cosa significa? Che se per caso l'intero CED in cui è ospitata la propria infrastruttura virtuale subisce danni irreparabili (incendio, allagamento ed altri disastri naturali degni di SimCity) tali da minarne seriamente la funzionalità, basta andare (o collagarsi remotamente) nei sito di disaster recovery ed attivare il così detto "grande pulsante rosso" che avvia tutte le macchine virtuali, nell'ordine giusto e senza intoppi, come se nulla fosse a partire dalla situazione delle macchine virtuali un attimo prima del disastro. Inoltre permette di fare in ogni momento una simulazione reale ma non distruttiva di un eventuale failover verso questa nuova struttura.

In pratica se due anni fa per fare un disaster recovery era necessario dotarsi di macchine identiche in egual numero, mantenendole aggiornate e verificando i path SCSI che puntano allo storage centrale, oggi basta installare questo plugin e dotarsi di un numero di macchine (anche molto differenti) sufficiente sul sito di disaster ed ogni tanto premere il pulsante di test.

Altra cosa vista all'evento è Thinstall, ora chiamato progetto North Star in seguito all'acquisizione da parte di VMware; questo programmillo già disponibile da tempo come prodotto a se stante permette di pacchettizzare interi software, come ad esempio Office oppure Internet Explorer 7, in un monoeseguibile. Questo eseguibile gira, senza installazione, su qualsiasi piattaforma Windows in pochi secondi, eliminando quegli aspetti tedianti dell'attività di un gruppo IT all'interno di una media azienda. Questo monoeseguibile gira in maniera isolata dal sistema operativo della macchina, quindi eventuali modifiche al registro o file aggiuntivi (che non siano i file di lavoro, come un docfile o un progetto di visio) vengono memorizzati in un path ben preciso della macchina. Clonandolo è possibile migrare l'applicazione su un altro PC ottenendo lo stesso comportamento e personalizzazioni, cancellandolo è possibile tornare al funzionamento "standard" del programma come appena installato.

La sensazione dopo questo evento è che tutto, con VMware, diventa magicamente semplice come la prima volta che ho visto funzionare dal vivo il VMotion e cioè la possibilità di migrare una macchina virtuale "a caldo" e senza che la macchina subisca rallentamenti o provochi disconnessioni da un pezzo di hardware all'altro. Grazie poi a questa tre giorni mi è stato possibile approfondire aspetti prettamente tecnici, come ad esempio il perché l'orologio di sistema di una macchina virtuale si ostina ad andare indietro o avanti senza apparente ragione. La ragione c'è ed a quanto pare era molta la gente interessata, tanto che dopo essere rimasto fuori assieme ad un centinaio di persone dall'unica sessione che parlava di questo argomento, l'organizzazione ha deciso di riproporla in una sala più grande il giorno successivo. Lo stesso relatore, in quell'occasione, ci ha chiesto "ma come mai tutti interessati a questo?"... e secondo te? E' bello avere una macchina, magari un database server, che segna con esattezza l'orario di Plutone? 

Altro aspetto tecnico interessante è: perché l'applicazione X raggiunge il 95% delle prestazioni della macchina reale, mentre l'applicazione Y solo il 40%? La sessione ha spiegato, anche con codice C di esempio, come nel mondo della virtualizzazione alcune funzioni sono accellerabili in hardware ed altre no, alcuni sistemi operativi hanno rimosso chiamate difficilmente virtualizzabili e che è meglio fidarsi del wizard di VMware piuttosto che avventurarsi in custom configuration durante la creazione di una nuova VM perché in base a determinate risposte date durante il wizard VMware ottimizza la virtualizzazione per i bug/feature di quello specifico sistema operativo.

Degno di nota l'omino HP qui accanto ritratto, che si trovata al Solution Exchange. Chiaramente non si trattava di un tecnico HP ma un saltimbanco professionista, che per declamare le capacità degli storage e dei server HP, in grado di semplificare il lavoro degli amministratori come me, si è fatto legare in quanto pazzo e si è fatto mettere su un monociclo abbastanza alto.

Dimenandosi e illustrando nel contempo quanto HP sia adatta all'utilizzo con VMware, è riuscito a tenersi in equilibrio per tutta la sessione (anche perché altrimenti mi sarebbe finito in testa, visto che mi trovato proprio di fronte a lui) e a liberarsi dalla camicia di forza, precedentemente fissata con un lucchetto da uno dei tanti ospiti dello stand. 

Devo dire, pazzia o non pazzia, che sono profondamente convinto che attualmente il miglior supporto alla virtualizzazione provenga da HP e che l'uso del loro hardware semplifica e molto il mio lavoro. Tutti i vendor forniscono infatti sistemi di virtualizzazione delle SAN, della connettività di rete e in FC-AL,  dell'intera piattaforma ma quella che funziona, nel senso pratico del termine, è quella HP. Da un grosso cliente ho toccato con mano la netta differenza tra l'incapacità di funzionare in qualsiasi condizione di Dell e quella invece affidabile di HP; certo, bisogna spendere soldi, bisogna utilizzare le giuste soluzioni (ad esempio VMware 3i per l'integrazione con l'Insight Manager), ma quello che ne viene fuori è un lavoro nettamente più semplice per tutti.

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