Dal 22 maggio al 6 giugno presso l'arcipelago de La Maddalena si è tenuto il terzo atto del Louis Vuitton Trophy 2009-2011. Essendo noi dei nostalgici della Coppa America gareggiata con barche di Classe Coppa America versione 5 (per intenderci quelle con cui ha vinto due volte consecutivamente Alinghi e non quei mostri proposti da Oracle per la truffa della 33a edizione) ne abbiamo subito approfittato, visto che queste barche tornavano in gara, messe a disposizione per tutti i Team da Mascalzone Latino e BMW Oracle.
Onestamente l'evento non ha avuto nulla a che vedere con la festa di Valencia, questo sia per la minore attenzione dei media, ma anche per la diffidenza dei maddalenini nei confronti dei Grandi Eventi. La Maddalena infatti era stata eletta sede del G8 del 2009, con conseguenti grandi investimenti da parte del governo (ed anticipati dalla regione Sardegna), ma in seguito al terremoto dell'Aquila del 2009 la Presidenza del Consiglio ha optato per il trasloco dell'evento nella regione disastrata. L'Italia ha oramai abituato i suoi cittadini all'abbandono delle opere intraprese, siano esse nuove costruzioni o risanamenti, ma in questo caso si è toccato un nuovo record e i lavori destinati all'allestimento dell'evento presso l'ex arsenale dell'isola sono stati abbandonati per... cambio di idea.
Polemica a parte la Maddalena si è trovata con lavori di riqualificazione a metà con il conto da pagare e una serie di investimenti privati andati in malora, il tutto in un territorio di 49kmq dove difficilmente si trovano valide alternative di ripresa. Da qui l'idea di portare un pizzico di Coppa America, che di Coppa America nel frattempo ha perso tutto, in queste terre. Il cittadino isolano, come direbbe un guzzantesco Rutelli, di suo si fida poco, se poi è stato già preso in giro si fida ancora meno. Il risultato è stato un evento che ha diviso in due l'isola: da una parte l'ex arsenale tirato a lucido, grandi spazi in cui accogliere i visitatori e portarli a contatto con i team, dall'altra isola ignara dell'evento stesso.
La città era infatti invasa da cartelli come quello riportato sopra (è una foto notturna, perdonatemi), era letteralmente in balia di più di un centinaio di ciclisti della domenica (gli equipaggi durante i turni di riposo forzato o programmato) e di Paul Cayard che abbiamo visto più di una volta venire in centro in bici e tornare in motorino o viceversa, abbiamo anche ipotizzato che dopo una decina di giorni in questa modalità avesse oramai noleggiato tutti i motorini dell'isola e li avesse parcheggiati al porto, con grande disperazione dei turisti. Dicevamo, se da una parte c'era questa invasione, dall'altra c'era un'isola (ripeto quarantanove chilometri quadri, la metà di Civitevacchia per intenderci) che non ne sapeva niente, una serie di motonavi abituate al tour touristici per l'arcipelago a cui abbiamo chiesto se organizzavano barche-spettatori per la gara e che rispondevano che nessuno l'aveva mai chiesto.
Nei giorni a seguire si sono adattati e qualcosa hanno organizzato, con nostra grande gioia, ma l'organizzazione e l'attenzione per il pubblico di Valencia era molto lontana; da quel che si dice è molto lontana anche dall'organizzazione della Louis Vuitton Cup (quella vera) a Trapani qualche anno prima. Detto questo, c'è da dire che la Maddalena e la sua popolazione è molto ospitale, ci siamo trovati molto bene e l'arcipelago, così come il settore nord-orientale della Sardegna, sono molto interessanti. Anche nei giorni di forte vento, in cui le gare venivano annullate fin dalla mattina, l'isola offriva sempre spunti di esplorazione, visita, svago.
Abbiamo soggiornato in un Bed & Breakfast, un po' perché al tempo della prenotazione tutti gli alberghi erano stati opzionati, si parlava ancora di opzione perché la data della manifestazione era ancora incerta, un po' perché l'ambiente familiare per quanto meno pratico di un albergo, riserva sempre interessanti spunti di confronto e di approfondimento del luogo che si va a visitare. L'albergo è una buona scelta se si va a vedere un concerto, una manifestazione o si va a lavorare, il B&B oltre che essere più economico è anche una buona scelta per una visita più genuina del luogo.
Il Bed & Breakfast si chiama Sa' Bertula, non fidatevi delle indicazioni che danno sul sito ma piuttosto del geotag delle fotografie che trovate in questa pagina: da un certo punto in poi "tutta l'isola" è Via Indipendenza, ma il B&B si trova in una traversa di una traversa ed il comune ritiene sia troppo presto per assegnargli un nome. I proprietari sono molto gentili, cortesi e suggeriscono volentieri nuovi itinerari; la struttura è provvista di connettività Wireless e a richiesta anche dell'aria condizionata. Le stanze sono tematiche, ognuna prende il nome dall'isola e ne riprende i colori caratteristici, una cosa di cui i gestori vanno giustamente molto orgogliosi nonostante i tentativi di imitazione.
Durante il primo giorno abbiamo preso confidenza con l'isola; è piccola e all'inizio ci si stente in parte spaesati, in parte come costretti in uno spazio troppo piccolo per le proprie abitudini. Dopo aver individuato il nostro principale obiettivo, l'ex arsenale ora base dei Team di LVTrophy, abbiamo cercato subito la possibilità di seguire le gare direttemante in acqua, ma con grande dispiacere l'organizzazione dell'evento non prevedeva in pratica la presenza di interessati. L'unica area attrezzata per i visitatori era uno spazio con dei puff (dei fantastici puff, devo puntualizzare) ed un videowall proprio di fronte alla struttura principale, ma per il resto non si era ben accetti ne in acqua ne al palazzo delle conferenze (un cubo sospeso sull'acqua) dove una signorina inglese (o forse sardo-anglofona) ci ha fatto gentilmente capire che l'area visitatori è delimitata dai suddetti puff.
Non domi abbiamo cercato conforto nei navigatori locali e dopo un primo sondaggio infruttuoso, siamo riusciti a convincere prima Sea Adventures, conquistando questo incontro ravvicinato con le barche, talmente ravvicinato da meritarci un richiamo da parte dell'organizzazione, poi anche la motonave Vagabondo. In questo caso la gara è saltata fin dalla mattina per il troppo vento e quindi abbiamo ripiegato per un agitatissimo giro per l'arcipelago.
L'ultimo giorno di permanenza invece, oltre ad aver soddisfatto la curiosità di Patty che voleva da giorni tuffarsi nella fontana della piazza principale, abbiamo fatto un giro per Nuraghi e Tombe dei Giganti sull'isola madre. A lato invece una piccola nota di colore, con l'insegna di un particolare servizio offerto.