Domotica 101 – Seconda parte

settembre 22, 2016 technews

Ci siamo lasciati con una breve introduzione alla serie di articoli e su una indicazione su cosa aspettarsi dalla “domotica”. Questa volta parliamo della differenza, nella mente di tutti i venditori, di domotica di base e domotica avanzata. La domotica di base, quella che tutti i produttori di materiale elettrico sono in grado di fornire, viene spesso intesa come Luci-Tapparelle-Termoregolazione con qualche variante che prevede anche la Videocitofonia. L’offerta prevede quindi la possibilità di comandare le luci (accensione, spegnimento ed eventuale dimmerazione), controllare le tapparelle (tutto su, tutto giù, regolazione manuale) e la termoregolazione se fornita tramite impianto idraulico con valvole aperto/chiuso.
Dove sta la domotica? Sta nel fatto che i comandi utilizzati sono tra loro connessi tramite un bus, quindi non è detto che il tasto che andrò a premere per accendere e spegnere la luce sia effettivamente quello che interromperà l’alimentazione alla lampadina, ma forse via bus andrà a chiedere di eseguire questa azione ad un relay nel quadro elettrico o in un dimmer integrato in un altro pulsante. Il vantaggio immediato è il poter avere una maggior flessibilità di comando una volta installato l’impianto. Posso cioè, entro i limiti imposti dai componenti installati e la tecnologia utilizzata, decidere ad un certo punto che l’unico pulsante a fianco del mio letto non accenda/spegna più la luce del comodino ma accenda solo quella ma spenga anche la luce generale del letto e abbassi le tapparelle. Posso anche decidere che il tasto abbia funzionalità differenti a seconda dell’ora del giorno e della notte, sia escluso in alcuni orari o in alcune condizioni o ancora fare le stesse azioni dal telefonino in casa o da remoto.
Questa è la domotica “base” fornita dai vari produttori, può essere considerata su per giù uguale nella tipologia di funzionalità offerte appena installate ma può fare una differenza anche enorme nel momento in cui si decide di fare qualche cambiamento: non stiamo parlando di estendere i sistemi controllati ma solo adattare l’impianto alle esigenze del cliente: una offerta di impianto che non prevede una revisione delle funzionalità dopo qualche mese di esperienza del cliente non va nemmeno considerata.

Per fare un esempio, nel mondo KNX spesso le funzionalità offerte da un comando (il tasto a muro che premo) o un attuatore (quello che pilota la luce, la tapparella o la valvola) sono strettamente legate al modello: magari esistono 5 modelli di comando con lo stesso aspetto e numero di ingressi, uscite o tasti ma che supportano più o meno funzionalità (scenari, modalità operative, colore dei led). Questo significa che un sistema venduto come flessibile, lo è a dipendenza di quanto si è pagato l’impianto inizialmente e magari l’installatore, per fare un buon prezzo, ha fornito componenti valide ma adatte solo agli scenari inizialmente preventivati: una cosa da ricordare in impianti di questo genere è che una cosa è la configurazione iniziale, che probabilmente ricalca quella di un impianto tradizionale, una cosa è la configurazione che l’installatore deve prevedere dopo qualche mese e che si adatterà all’inziale esperienza del cliente. Può capitare quindi che quando si chiederà qualche piccola estensione (questo tasto deve fare questo ma anche quest’altro) si andrà a sbattere contro una limitazione sanabile solo con la sostituzione o l’aggiunta di un componente. Questo è il mondo KNX calato nel concetto di “domotica di base”. Un sistema (BTicino) MyHome ad esempio è probabile che sia già più flessibile perché le componenti fondamentali, i comandi, sono per loro natura sufficientemente generici anche se esistono anche qui delle saltuarie specializzazioni; di contro MyHome alcune cose non le fa e non le vuol fare, come controllare i LED dei tasti in maniera flessibile, mentre KNX le può fare con il giusto apporto di denaro.

Ricordiamoci poi che base significa anche “per la maggior parte delle soluzioni”. Una termoregolazione sarà controllabile solo se si parla di valvole di regolazione di un flusso liquido, come nel riscaldamento a radiatore o a pavimento (se il flusso è già alla temperatura giusta), non se stiamo parlando di un impianto che include (oppure ha solo) unità di condizionamento o pompa di calore; in questo caso le cose diventano più complicate per un sistema base, con un sacco di soluzioni fantasiose (infrarosso, relay che comandano alcune funzioni base), e molto più semplice per uno “avanzato”.

Qui si individua la debolezza di una domotica “di base” costruita su soluzioni “di base”, dove quindi il margine di manovra in futuro può essere limitato. Una domotica “avanzata” o oserei dire completa, offerta con soluzioni più flessibili, può essere più costosa nella sua prima implementazione ma offrire molto di più e con maggior flessibilità in seguito. Cosa ci offre la domotica “avanzata”? Il limite è la fantasia, ma questo non significa che si tratti per forza di funzionalità del tutto superflue o eccessivamente innovative.
Si può infatti controllare componenti di base ma con maggior precisione, ad esempio un impianto di condizionamento Samsung, Hitachi, Mitsubishi o Daikin può essere interfacciato direttamente via rete e con dialogo bidirezionale tra domotica e dispositivo; significa, può non essere banale in una prima fase cogliere la differenza, che la domotica potrà non solo comandare il condizionatore, cosa possibile come detto anche con sistemi base tramite interfaccia infrarosso, ma anche reagire ad un comando dato dall’utente tramite il normale telecomando del condizionatore. Una cosa che non bisogna dimenticare è che un impianto di questo genere deve avere come prima finalità l’affidabilità e come seconda l’usabilità.
Se quindi l’interfacciamento è affidabile (bidirezionale, quindi la “domotica” sa se un comando è stato o meno recepito) e l’utente non è costretto ad utilizzare per forza interfacce nuove (può quindi – volendo – utilizzare un telecomando che già conosce) si sono raggiunti entrambi i risultati pur potendo offrire, nel caso, una interfaccia grafica più flessibile oppure una regolazione automatica.
Andando oltre, è possibile interfacciarsi con l’antifurto, il sistema di diffusione sonora come Sonos oppure tutto l’impianto Audio Video (TV, HiFi, eventuali decoder) seplificandone l’uso oltre quello che già potrebbe fare un telecomando Logitech. Sono arrivato in alcuni casi a poter controllare la teiera, i consumi e la temperatura della doccia, il Roomba o la sveglia, tutti capitoli a cui cercherò di dare spazio più avanti.
Non si tratta di un puro esercizio di fantasia o dimostrazione di forza, cosa che spesso capita in questo ambito, ma la possibilità di utilizzare tutto come un unico sistema coordinato; basta quindi premere un tasto prima di andare a dormire per spegnere tutta la zona giorno (luci, TV, condizionamento), armare l’antifurto sul solo perimetro di casa e attivare la sveglia per la mattina successiva oppure utilizzare proprio l’attivazione della sveglia, magari solo in orario serale, per scaturire lo scenario.

Per concludere bisogna stare attenti a cosa si intende per “base”, assicurandosi che la soluzione scelta sia flessibile e non abbia limiti iniziali, preferendo una implementazione più aperta per il futuro, pur rinunciando inizialmente a tutte le funzionalità. Alla prossima puntata per parlare di soluzioni commerciali, alcuni casi d’uso che ho implementato e anche delle soluzioni home-made.